W LA SQUOLA
LA SCUOLA E GLI STUDENTI Gli articoli 33 e 34 della Costituzione
italiana garantiscono il diritto per ogni cittadino di ricevere un'istruzione ed
un'educazione libere, senza subire alcuna forma di discriminazione. Lo Stato, con questo
solenne pronunciamento, fa sua una preoccupazione che è sempre stata presente in ogni
tipo di società: far crescere i propri membri in modo tale che possano inserirsi
positivamente nel suo seno. Il saper leggere, scrivere e far di conto, l'acquisizione di
una cultura generale di carattere umanistico e scientifico sono certamente utili per
l'inserimento nella società degli adulti e, proprio per questo, ritengo che andrebbero
maggiormente curati. Spesso le conoscenze acquisite a scuola si rivelano in netto ritardo
sulle esigenze, in continuo mutamento, del contesto sociale e produttivo, poiché il
rapporto scuola-società è ancora troppo debole e fortuito. Talvolta ci si preoccupa
troppo di fornire una gran quantità di nozioni piuttosto che di abituare noi giovani
formarci una mentalità aperta, fornendoci degli strumenti abbastanza elastici da poter
essere adattati alle nuove situazioni. In questo modo la scuola rischia di diventare, fino
all'università, una specie di enorme "parcheggio" dove vengono posteggiati
milioni di giovani, in attesa di poterli inserire in un mondo del lavoro che li
giudicherà comunque impreparati. Il punto più debole, però, è quello dell'educazione
intesa come metodologia finalizzata alla crescita umana delle persone: alcuni insegnanti
(fortunatamente in netta minoranza) si rifiutano di essere definiti "educatori",
poiché ritengono di avere solo il compito di fornire delle conoscenze senza mettere in
gioco la loro umanità. La presentazione dei contenuti, come se questi fossero neutri, non
aiuta lo studente a formarsi uno spirito critico, ma lo costringe ad accettare
passivamente tutto quanto gli viene proposto. Certamente nessun insegnante deve usare la
propria autorità per imporre la sua visione di vita, ma sarebbe meglio che la presentasse
il più onestamente possibile, dichiarandola semplicemente come una delle tante e
spiegando per quali motivi egli la preferisce alle altre. Nella scuola esistono anche
degli insegnanti che pretendono di essere educatori e, purtroppo, impongono valori che non
ritengo positivi. Quando viene vietato agli alunni di esprimere la propria opinione,
magari penalizzandola con voti bassi nei compiti e nelle interrogazioni, o quando si crea
un clima di eccessiva competizione e non si favorisce la collaborazione tra gli studenti,
allora la scuola educa alla vita, non come questa dovrebbe essere, ma come purtroppo è.
In questo modo infatti costringe i giovani a fingere nei confronti dei superiori, a
cercare di cavarsela ad ogni costo, a non tenere conto dei bisogni degli altri per non
essere loro stessi penalizzati, a reprimere ogni domanda sincera per dire quello che gli
insegnanti vogliono ascoltare. Certo è anche così che la scuola assolve la propria
funzione, ma la persona non ne riceve alcun vantaggio formativo.
Rossella RONGIONE
Giornalino |